Andrea Pinamonti – Un noneso alla conquista dell’Inter

Andrea Pinamonti è nato a Cles, un paesino della Val di Non (Trentino), il 19 maggio del 1999, lui, residente a Tassullo, un paesino ancora più piccolo di Cles, sembra essere il talento più cristallino tra i giocatori di Vecchi e quindi dell’Inter. Ma facciamo un passo indietro, anzi, facciamone 12.

E’ a 5 anni che Andrea scopre di essere innamorato del pallone e comincia a dare i suoi primi calci nella squadra della sua zona, la Bassa Anaunia (una squadra che milita nel campionato di Promozione del Trentino). Fin da subito il suo primo allenatore, Bruno Tommasini, aveva capito le potenzialità di Andrea, che, seppur piccolino, dimostrava già doti che possiamo definire anormali per i giocatori di quella zona, e ve lo dice un noto conoscitore del posto.

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Dal primo momento in cui Andrea toccò il pallone decise di fare l’attaccante, la voglia di gonfiare la rete ed esultare con gli amici e i compagni era troppo forte. Possiamo dire che scelta più azzeccata non fu fatta.

Per i primi 3 anni gioca sempre nella stessa squadra fino a quando all’età di 8 anni, dopo che i suoi genitori erano stati informati dell’interessamento di varie squadre professioniste in cui poter fare il provino, il ragazzo sceglie di intraprendere questa avventura con l’Inter, squadra del cuore. Si, perché lui è da sempre tifoso nerazzurro (e non è la classica frase fatta), il suo sogno è sempre stato quello di indossare la maglia dell’Inter, di poter giocare a San Siro, sogno che ogni bambino fa, ma che lui, come sappiamo, è riuscito a realizzare. Facciamo un passo alla volta.

Come detto poche righe sopra, dopo i 3 anni passati a calciare palloni in terra nonesa nella sua Bassa Anaunia, Andrea a 8 anni, dopo il corteggiamento di diverse squadra, scelse di andare all’Inter, ma il passaggio non fu così diretto. Il provino andò benissimo, ma per una questione “burocratica” (la norma federale che impedisce tesseramenti fuori regione di giocatori con meno di 14 anni), Andrea fu mandato al Chievo, dove, visti gli ottimi rapporti tra le due società, poteva essere seguito in maniera più accurata e approfondita.

Al Chievo trascorre i 6 anni che lo portano fino ai 14, e la sua esperienza veronese lo ha consolidato sempre di più, grazie al lavoro del settore giovanile del Chievo, uno dei migliori d’Italia, ma soprattutto grazie al suo impegno e alla sua dedizione, sempre costante e sempre decisa a raggiungere l’obbiettivo che da bambino si era prefissato.

Finalmente nel 2013 Andrea diventa a tutti gli effetti un giocatore dell’Inter, rifiutando l’offerta dei cugini rossoneri, che si erano fatti sotto per soffiarlo ai rivali, viste le ottime potenzialità che il ragazzo aveva dimostrando. Comincia così l’avventura di Andrea nell’Inter, dai giovanissimi.

Così come aveva impressionato a 5 anni nella Bassa Anaunia ed a 12 anni nel Chievo, fin da subito stupisce anche nelle giovanile nell’Inter, dove tra giovanissimi e allievi mette a segno ogni anno almeno una quindicina di gol, dimostrando un fiuto del gol invidiabile e soprattutto un fisico imponente che lo porta spesso a giocare con ragazzi più grandi di lui. Spesso infatti Andrea è stato utilizzato negli allievi quando ancora era giovanissimo, poi nella primavera quando era un allievo e anche in nazionale Andrea è stato chiamato nelle selezioni con ragazzi più grandi.

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Nel dettaglio, il suo primo anno all’Inter è stato particolarmente significativo, grazie alla prima convocazione in Nazionale Under-15, condita da una tripletta alla Romania il 27 marzo del 2014, in un pirotecnico 4-2.

L’anno seguente, negli allievi nazionali esplode definitivamente sotto la guida del tecnico Andrea Cauet, quando in campionato sigla 10 gol e porta la squadra fino in semifinale nazionale (persa contro l’Empoli), ma soprattutto perché diventa un punto fondamentale nell’Italia Under-16, dove nell’intero anno segna la bellezza di 8 gol, diventando il miglior realizzatore della sua categoria in nazionale.

L’anno scorso Pinamonti riesce a diventare anche quasi un punto ferma della Primavera con un anno di anticipo, essendo infatti uno dei pochissimi ’99 in rosa nella squadra di Vecchi. Come se non bastasse, nella semifinale scudetto giocata contro la Roma, Pinamonti dal dischetto realizza un pregevole cucchiaio, giusto per dimostrare una personalità invidiabile da parte di un ragazzo che, con giocatori di età superiore a lui, in un’occasione così cruciale si permette lo sfizio di segnare con un cucchiaio il rigore, in una semifinale valevole per lo scudetto.

Arriviamo al presente e quindi alla stagione in corso.

La stagione è cominciato con la notizia più bella e anche inaspettata, il ritiro a Riscone di Brunico sotto gli ordine di Roberto Mancini. Una soddisfazione enorme per il ragazzo di Tassullo, che nella seconda amichevole, quella con il CSKA Sofia, si procura il rigore con tutta l’astuzia dell’attaccante. Palacio da “buon padre” gli concede di tirarlo, ma Andrea lo sbaglia, sicuramente un errore, ma che non influisce sulla superba prestazione del ragazzo.

Alla fine del primo ritiro arriva un’altra super notizia: Pinamonti parte per la tournée estiva in America, il primo vero ritiro con i “grandi”.

Finito il ritiro e cominciato il campionato Andrea torna alla primavera, dove a inizio stagione è un punto più che fermo per la squadra di Vecchi, tant’è che comincia il campionato alla grandissima, segnando il primo gol all’esordio contro il Palermo e siglando una doppietta condita da un assist nel secondo match stagionale. La stagione prosegue poi segnando 9 gol nelle restanti 11 partite di campionato, oltre ai due gol siglati nei due incontri di Coppa Italia.

Tra una partita e l’altra della Primavera poi arriva il momento che già avevamo scritto all’inizio, ovvero l’esordio ufficiale con la maglia dell’Inter in uno degli stadi più belli del mondo: San Siro.

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8 dicembre 2016, Inter contro Sparta Praga, sembra la partita ideale per far esordire anche 20-25 minuti Andrea, visto che i nerazzurri sono già eliminati, ma Pioli opta invece per un’altra soluzione: sul pullman che porta la squadra allo stadio Pinamonti apprende la notizia che giocherà titolare dietro a Biabiany, Eder e Palacio. Andrea sarà appunto titolare, il bambino di 5 anni che sognava di giocare a San Siro con l’Inter sta finalmente per vedere il suo sogno realizzato, ormai niente è più un’illusione, tutto è realtà.

Andrea gioca 80 minuti di grande qualità e grandissimo sacrificio, una dote che lo ha accompagnato sin dai primi calci. Realizza l’assist per Eder agganciando al volo un cross di Miangue, arpionandole con le sue lunghe leve e servendo con una magia l’italo-brasiliano che prima si fa parare il tiro, ma sulla respinta spedisce il pallone in rete. Prima del cambio Andrea si rende ancora protagonista recuperando un pallone a centrocampo e lottando con i difensori cechi fino a servire il compagno di squadra, prima di accasciarsi a terra per i crampi, segno di una partita in cui ha dato tutto, caratteristica fondamentale dei nonesi e, soprattutto, di Andrea.

Il giorno dopo è un tripudio, tutti i giornali ne parlano benissimo, riceve solo voti dal 6.5 in su nella pagelle dei vari quotidiani, riceve complimenti da tutti, compagni e opinionisti, complimenti che sognava fin da piccolo, fin da quando correva nei campi di Denno a 5 anni.

Questa partita segnerà l’inizio della carriera professionistica di Andrea, che, speriamo, durerà a lungo con la maglia nerazzurra.

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Andrea è un ragazzo di 188 cm per 75 kg che sfrutta tutto il suo imponente fisico per affrontare sempre la difesa, facendo anche reparto da solo.

Da vero centravanti qual è, il suo ruolo è quello del classico numero 9, al quale però lui aggiunge una forte predisposizione nell’aiutare la squadra, nell’abbassarsi anche dietro la propria metà campo per cercare di avviare lui stesso l’azione, dimostrandosi così un vero e proprio centravanti moderno. L’aiutare la squadra anche nell’impostazione è un lavoro che ad Andrea piace particolarmente, il mettersi al servizio della squadra è un lavoro piacevole, che adora fare, per via del fatto che gli permette di toccare molti più palloni, non gli importa se questo comporta maggior corsa e dispendio di energie, lui lo fa perché così aiuta la squadra.

Questo gli è reso possibile da una buonissima tecnica e da un ottimo dribbling che gli permettono anche di affrontare palla al piede la difesa nelle situazioni in cui rimane isolato in attacco.

Andrea di fatto non aspetta il pallone in area per sfruttare l’occasione giusta, ma se c’è bisogno va a crearsi lui stesso l’occasione da rete.

Altra sua grandissima dote è la protezione del pallone. Riesce a mantenere il possesso della palla grazie alla sua forza imponente nelle gambe (un po’ come faceva Zanetti). Gli basta caricare tutta la forza sugli arti inferiori per riuscire a mantenere il possesso, una volta che Andrea si gira e protegge in quel modo il pallone, rubarglielo diventa quasi impossibile.

Nato come destro, sta piano piano imparando a usare anche il sinistro, per riuscire ad aggiungere sempre più imprevedibilità al suo attacco.

Ultimamente è andato a segno anche con un pregevole calcio di punizione, a dimostrazione del fatto che Andrea stia cercando di migliore ogni singolo aspetto possibile. La sua dote principale è questa qui, continuare a lavorare per migliorare tutto il migliorabile, per diventare un attaccante sempre più imprevedibile e pericoloso.

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Ha fin da piccolo come idolo Zlatan Ibrahimovic, al quale si ispira soprattutto nel lavoro di centravanti moderno, quello di cui accennavamo prima. Da quando è arrivato in pianta stabile nella primavera dell’Inter ha cominciato però a seguire con estrema attenzione il capitano Mauro Icardi, dal quale sta studiando tutti gli aspetti principali, dai movimenti senza palla al lavoro da attaccante isolato.

Con Mauro i rapporti sono anche ottimi. Il capitano nerazzurro ha più volte ribadito l’umiltà e la bravura che contraddistinguono Andrea e lo stesso Andrea ha più volte detto quanto Mauro lo aiuti nell’integrarsi nel mondo della prima squadra.

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Il ragazzo che un mese fa ha esordito a San Siro contro lo Sparta Praga in Europa League è sempre il solito ragazzo che 10 anni fa giocava nel campetto con i suo amici della Bassa Anaunia, è sempre il solito ragazzo che l’estate si diverte con i suoi amici e cugini al campetto, è sempre il solito umilissimo ragazzo, che quando gioca si diverte e continua a voler imparare sempre di più, a crescere in ogni singolo aspetto per diventare un giorno un simbolo della sua squadra del cuore, perché lui è questo che sogna, e perché noi tutti tifosi speriamo che un giorno possa essere veramente un punto fermo dei nerazzurri, perché speriamo, finalmente, di aver trovato il futuro dell’Inter.

Enrico Callovini

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